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lunedì 5 dicembre 2016

Grande successo per il Tour 2016 degli "Aromi di Sicila" in Germania

Si sono svolte Venerdi 2 Dicembre e Sabato 3 Dicembre 2016 le due rappresentazioni Teatrali "Storia do me Paisi "scritta dal Prof. Lorenzo Gurreri  e  " La Barunissa di Carini " eseguite dal gruppo teatrale "Aromi di Sicilia" del Presidente Franco Colletti.

Grande successo e grande participazione della folta comunitá cattolicese presente in Germania che ha partecipato e applaudito con un interminabile standing ovation il gruppo teatrale proveniente da Cattolica Eraclea .

Ecco alcuni Video:





venerdì 12 giugno 2015

domenica 12 ottobre 2014

Nuovo Aggiornamento : Cattolica Eraclea App


http://apps.appmakr.com/cattolicaeracleaapp

Questo e´il nuovo link con una nuova grafica dell´App che si trova nell´appmakr store ( che non e´il Play Store)

http://apps.appmakr.com/cattolicaeracleaapp
 Questa App é nativa per android e si puo scaricare direttamente dal sito.


Per i possessori di  Iphone o Windowsphone o altri  il link da aprire con safari o crhome e´  http://h.fanapp.mobi/cattolicaeracleaapp   e da li´ nelle opzioni fare " aggiungi ad HOME" e troverete la web App tra le altre vostre App.

Descrizione App:  Semplice App creata per aiutare i turisti che ogni anno si recano nella spiaggia di Eraclea Minoa e visitano Cattolica Eraclea e i paesi limitrofi. Vi sono una Mappa google, notizie, link di siti amici e di feed rss dei piu´importanti siti che si occupano di Cattolica Eraclea e della provincia di Agrigento, e inoltre una serie di numeri utili del Comune di Cattolica Eraclea. 

L´utilitá piu importante é che tramite la funzione " News " si puó essere informato sulle principali notizie di Cattolica Eraclea, collegandosi direttamente ai contenuti dei siti Comunicalo.it , Cattolicaeracleaonline.it , www.liboriobutera.com/ , http://radioeraclea.blogspot.com/ , http://lorenzogurreri.blogspot.com/ , http://parolandoblog.wordpress.com/ , http://www.agrigentonotizie.it/notizie/cattolica-eraclea/ , agrigentoflash.it e paesemontallegro che ringrazio per la collaborazione.

mercoledì 9 luglio 2014

Alchimie. Il clown.



Sperimentazioni nostalgiche...Chiudete gli occhi .... leggere con cautela è un medicinale pericoloso, consultare una bottiglia di vino prima dell' ascolto.
Abbiate pietà di voi stessi. e così sia, e se non è prima o poi sarà. (cit: Arancine Produzioni )

sabato 23 marzo 2013

Pasqua: fede e tradizione



Pasqua: fede e tradizione
di Francesco Mulè



Una tra le più antiche e suggestive tradizioni religiose di Cattolica Eraclea è quella della Settimana Santa che si apre con la Domenica della Palme e si chiude con la Domenica di Pasqua. Un ricordo indelebile ben custodito nello scrigno delle mie memorie. Ritengo doveroso da parte mia fare una microstoria della Domenica delle Palme, prima di accennare alla nostra tradizione locale. Nel calendario liturgico la Domenica della Palme è celebrata la domenica precedente alla festività della Pasqua. Con essa ha inizio la Settimana Santa, quella settimana nella quale vengono ricordati gli ultimi giorni della vita terrena di Gesù. Questa festività è osservata non solo dai Cattolici, ma anche dagli Ortodossi e dai Protestanti. In questo giorno la Chiesa ricorda il trionfale ingresso di Gesù a Gerusalemme in sella ad un asino, osannato dalla folla che lo salutava agitando rami di palma. La folla, radunata dalle voci dell’arrivo di Gesù, stese a terra i mantelli, mentre altri tagliavano rami dagli alberi di ulivo e di palma, abbondanti nella regione, e, agitandoli festosamente, gli rendevano onore. In ricordo di questo, la liturgia della Domenica delle Palme, si svolge iniziando da un luogo al di fuori della chiesa, dove si radunano i fedeli e il sacerdote benedice i rami di ulivo o di palma che sono portati dai fedeli, quindi si dà inizio alla processione fin dentro la chiesa. Qui giunti continua la celebrazione della Messa con la lunga lettura della Passione di Gesù. Il racconto della Passione viene letto da tre persone che rivestono la parte di Cristo (letta dal sacerdote), dello storico (in quei lontani anni della mia adolescenza, nella Chiesa della Mercede Padre Gentile (buon'anima) mi assegnava sempre il ruolo dello storico) e del popolo o turba. In questa Domenica il sacerdote, al contrario di tutte le altre di Quaresima (tranne la 4^ in cui indossa paramenti rosa) è vestito di rosso, pur trattandosi di una solennità. Generalmente i fedeli portano a casa i rametti di ulivo e di palma benedetti, per conservarli quali simbolo di pace, scambiandone parte con parenti ed amici. In alcune regioni, si usa che il capofamiglia utilizzi un rametto, intinto nell’acqua benedetta durante la veglia pasquale, per benedire la tavola imbandita nel giorno di Pasqua. In molte zone d’Italia, con le foglie di palma intrecciate vengono realizzate piccole e grandi confezioni addobbate, che vengono regalate o scambiate fra i fedeli in segno di pace. Nel Vangelo di Giovanni si narra che la popolazione abbia usato solo rami di palma che, a detta di molti commentari, sono simbolo di trionfo, acclamazione e regalità. Sembra che i rami di ulivo siano stati introdotti nella tradizione popolare, a causa della scarsità di piante di palma presenti, specialmente in Italia. Nelle zone in cui non cresce l'ulivo (come l'Europa Settentrionale), i rametti sono sostituiti da fiori e foglie intrecciate.

Veniamo alla Domenica delle palme a Cattolica Eraclea. Tripudio di bambini, ragazzi, giovani, anziani in visibilio, in processione con in mano foglie di palme o ramoscelli d'ulivo, lungo le principali vie del paese fino ad arrivare in chiesa per assistere alla celebrazione della Santa Messa. In tutte le nove chiese a partire dal lunedì al giovedì santo si svolgevano momenti di preghiera e di riflessione. In particolare il giovedì santo, dopo la celebrazione della Santa Messa e della ormai tradizionale lavanda dei piedi degli Apostoli, rappresentati per l'occasione dai fedeli della parrocchia, prende il via la visita delle chiese. Tutto nel silenzio e nel raccoglimento assoluti, i bambini tenuti per mano da mamma e papà, nonni, zii, cugini, animati di tanta religiosità e profonda fede, ogni anno, rispettosi della tradizione e della ricorrenza della Settimana Santa, in visita alle chiese della Mercede, della Matrice, di Sant'Antonino, di Sant'Antonio da Padova, dell'Immacolata, del Rosario, del Purgatorio, del Collegio delle suore, della Pietà. La visita delle chiese in ricordo della Madonna Addolorata che molto penosamente era alla ricerca del proprio figlio Gesù Cristo. Tutte le chiese spoglie. L'immagine del Cristo coperta da un telo. Ai piedi dell'altare maggiore solo piante, fiori e piccoli piatti di grano germogliato alcuni giorni prima al buio chiamato "lavureddu". Tre-quattro di questi piatti di "lavureddu" venivano preparati con molta professionalità da mia sorella Marietta che saluto e abbraccio di tutto cuore. Gruppi di donne, in occasione delle visite alle chiese, si fermavano vicino all'altare maggiore a intonare canti di dolore e di consolazione in dialetto, i cosiddetti "lamenti", dedicati a Maria Addolorata.

Segue il Venerdì Santo, il giorno più commovente di tutta la Settimana Santa. Un giorno di emozioni per lo scenario che la Chiesa presenta ai suoi fedeli. Una folla di fedeli, in partenza dalla Chiesa Madre, si dirigeva in processione verso il Calvario. Un gruppo di "Cappe" dal volto coperto portava a spalla il Cristo morto deposto dentro una caratteristica urna in legno. Maria Addolorata, pallida in volto, di nero vestita, anche lei portata a spalla, seguiva il suo amato figlio. Le 14 cappellette del Calvario in pietra bianca rappresentavano la Via Crucis (le 14 cadute) di Cristo prima di essere crocifisso. Arrivati alla sommità del Monte Calvario, il simulacro di Cristo veniva crocifisso da due sacerdoti (ai miei tempi erano padre Gentile, parroco della Chiesa della Mercede e padre Di Naro, parroco della Chiesa di Sant'Antonio da Padova). Ai piedi del Cristo della croce, molto addolorata, la madre Maria. Momento più suggestivo e commovente quello della sera, quando, allo spuntare della prima stella, il Cristo veniva tolto dalla croce e deposto in un'altra urna di vetro, custodita da sempre da una delle famiglie Agnello. Il corpo di Cristo e il simulacro della Madonna Addolorata venivano portati a spalla dalle "Cappe" in processione per le vie del paese fino a tardi, procedendo essa molto lentamente, tre passi avanti e uno indietro. Dietro il Cristo morto dei giovani bene intonati, accompagnati dalla banda musicale, cantavano "Ah! Sì, versate lacrime!… il Redentor morì. Morì tra mani barbare… Morì trafitto in croce, morì che pena atroce… il Redentor morì… morì spirò, spirò morì, morì spirò". Una grande voce, tra le tante, raggiungeva il massimo dei suoi acuti: era la voce di mio cugino Michele, che oggi vive in Via Amendola a Cattolica Eraclea e che saluto caramente. A mezzanotte del Sabato Santo veniva tolto il drappo nero che copriva il simulacro del Santo Salvatore. La Risurrezione veniva annunciata dal suono festoso delle campane che non si erano più sentite da Giovedì Santo.

Il pomeriggio della domenica era festa per tutti. Festa per la Madonna. In piazza Roma si svolgeva il consueto "incontro" tra Maria e il Cristo risorto. Entrambe le statue venivano disposte alle estremità della piazza. La statua di San Michele Arcangelo correva verso Maria ad annunciarle la risurrezione del figlio: "Maria, Maria, to figliu anniviscì". Glielo ripeteva due volte, ma alla terza volta Maria ha creduto al messaggio di San Michele e, lasciando cadere il mantello nero, appariva alla popolazione riversata in piazza, con un manto rosa, tutto fiorato e dorato. Le due statue si avvicinavano al centro della piazza dove si assisteva, tra suoni festosi di campane, spari di mortaretti e scroscianti applausi di gioia al momento più commovente della Pasqua: la Madonna s'inchinava e baciava i piedi del Cristo risorto. Subito dopo le tre statue, San Michele avanti e Maria e Gesù dietro, venivano portate a spalla dalle "Cappe" lungo le vie principali del paese. Si concludeva, così, con la gioia nei cuori, la festa destinata a portare la pace in tutto il mondo. Viva la Pasqua!

E per noi bambini, cosa voleva dire la Pasqua? In una sola parola: preparativi. Ricordo che in tutte le famiglie (allora non c'era il forno in casa come oggi) si cominciava a preparare delle grosse teglie di biscotti che si portavano a cuocere al forno pubblico (il forno vicino alla casa paterna era quello di "Nina Milioto"). Tutto questo per festeggiare la Santa Pasqua. Infatti (sono ricordi che mai si potranno cancellare), essendo la Settimana Santa una settimana di passione per Gesù e di lutto per Maria, ci avevano impresso in mente che non si potevano mangiare dolci prima della Resurrezione, perché era peccato. Addirittura il Venerdì Santo si doveva non solo digiunare, ma anche astenersi dal mangiare carne (anche perché ce n'era poca) e altre leccornie. Per Pasqua: carne, dolci, e tutto ciò che per una settimana intera non era stato possibile e non era giusto assaggiare!
Francesco Mulè

sabato 12 gennaio 2013

La leggenda di Cola Pisci

Leggenda della storia della Sicilia. Il Re manda Cola Pesce(mezzo uomo e mezzo pesce) a vedere nel mare su quali fondamenta poggia il suo regno. Cola Pesce porta le novità. Il regno poggia su tre colonne(le tre punte della Sicilia) ma una si sta rompendo. Cola Pesce resta giù nel mare a sostenere la colonna per salvare il regno e non fare sprofondare giu la Sicilia

Sicilia vista dall´alto

giovedì 25 ottobre 2012

truffa della castagna o dello specchietto o del lancio di piccoli oggetti

Mi é giunta voce che alcuni cattolicesi ,vacanzieri nella splendida spiaggia di Eraclea Minoa , questa estate hanno subito la truffa della "castagna" ; il luogo teatro della vicenda é stato in contrada Piana Vizzí ( vicino la serie di curve e salite in direzione Eraclea Minoa in un punto abbastanza stretto della carreggiata) ; le modalitá sempre le stesse : un macchina parcheggiata che aspetta che passi un ´altra macchiana e lancia un piccolo oggetto al passaggio dell´altra auto. Il malcapitato di turno si ferma o viene intimato di fermarsi dai truffatori che cominciano a lampeggiare per attirare l´attenzione. I truffatori hanno accento´ "palermitano o trapanese o giurgintano " !
La scena: chiedono un risarcimento per un finestrino rotto, e per non fare aumentare l´assicurazione si accontentano di 50 o 100 euro.
 Il consiglio che vi posso dare é quello di non pagare un bel niente, di intimare di chiamare la polizia perche´ loro rischiano carcere e sequestro dell´auto utilizzata per la truffa.

ecco un link di repubblica.it che racconta la medesima truffa ma con la variante dell´auto in corsa:

Autunno, arriva la truffa della castagna. -------------------
. I due colpiscono sempre persone anziane, fingendo un incidente d'auto. Finora l'avevano fatta franca. Ieri però, venerdì 19 ottobre, una vittima ha reagito chiamando la polizia. I due coniugi sono ora indagati a piede libero per truffa aggravata.

La truffa della castagna, o truffa dello specchietto, funziona così: i malviventi a bordo di un'auto si avvicinano alla macchina della vittima in corsa. Lanciano un oggetto contro la vettura, presumibilmente una castagna: a bordo dell'auto "pirata" la polizia ne troverà infatti più di una. A quel punto i coniugi fanno segno con le luci abbaglianti, inducono la vittima a fermarsi. E il gioco è fatto: con il loro specchietto precedentemente ammaccato avrannno buon gioco a dimostrare di aver subìto un urto con l'auto del malcapitato. A quel punto scatta la contrattazione: "Mi dia 100 euro e la finiamo qua, non ho tempo di fare la constatazione amichevole". Di solito, considerata la cifra non eccessiva, gli anziani accettano. Stavolta non è andata così.

http://parma.repubblica.it/cronaca/2012/10/20/news/sventata_truffa_della_castagna_coppia_fingeva_incidenti_d_auto-44914963/



sabato 29 settembre 2012

Carmelo Veneziano Broccia - X factor 2013

Vi proponiamo un altro incredibile video di Carmelo broccia sul palco della Piazza Roma di Cattolica Eraclea di qualche anno fa in duetto con Rita di AMICI ( la celebre trasmissione condotta da Maria de Filippi)

giovedì 13 settembre 2012

Giochi di un tempo, Calacipitu Carramattu Carruzzuni ecc..





Carruzzuni

Di Wikipedia, la nciclupidìa lìbbira.

Lu carruzzuni o carramattu a secunna dî zoni è nu jocu usatu ancora n Sicilia armenu nzinu â fini di l'anni '70. Lu carruzzuni era custruitu artigiarmenti usannu na tàvula rubbusta pi susteniri lu pisu di nu carusu di 30 kila, cu du roti a pallini darreri e na sbarra di lignu comu manubbriu, fissata a na terza rota a pallina davanti.

domenica 5 agosto 2012

Lingue e dialetti in Sicilia - Francesco Mulè


Lingue e dialetti in Sicilia

di Francesco Mulè

Segnaletica bilingue a Piana degli Albanesi

Volendo parlare della Sicilia, riteniamo giusto e doveroso cominciare ad affrontare per primo il problema della lingua e dei dialetti che sono stati alla fonte della storia e dell’antropologia degli abitanti dell’isola, tranquillamente e felicemente adagiata ai piedi dello stivale Italia. La lingua ufficiale, parlata in Sicilia, è l'italiano, anche se la maggior parte della popolazione locale parla anche il siciliano che, malgrado venga riconosciuto come lingua, da parte dell'UNESCO, dell'Unione europea e di altre organizzazioni internazionali, tuttavia non è stata mai tutelata né dalla Regione Sicilia né dallo Stato Italiano. Il siciliano è ritenuto lingua regionale dalla Carta europea che afferma che per "lingue regionali o minoritarie si intendono le lingue che non sono dialetti della lingua ufficiale dello stato".
La "Carta Europea delle Lingue Regionali o minoritarie", approvata il 25 giugno 1992, è entrata in vigore il 1° marzo 1998 e firmata dall’Italia, ma non ancora ratificata, il 27 giugno 2000. Nell’isola siciliana sono, tuttora, presenti alcune minoranze linguistiche e dialettali che, seppure poco numerose, vengono a rivelarsi molto importanti. Il dialetto gallo-italico di Sicilia è un dialetto altoitaliano che si diffuse nell’isola durante il periodo normanno. Quando dei rivoltosi misero a rischio il trono del re Guglielmo il Malo, questi reagì, sconfiggendo gli oppositori e, per mantenere il suo dispotico potere, ha fatto venire dal nord Italia molti uomini, detti "lombardi" a lui fedeli e li trapiantò in Sicilia.
Questa minoranza è composta da dialetti alloglotti con caratteristiche fonetiche decisamente settentrionali e appartenenti alle parlate dei galloitalici che parlano lingue celtiche che si sono diffuse in buona parte dell'Italia Settentrionale. I principali centri con la parlata galloitalica sono: Sperlinga, Nicosia, Aidone, Piazza Armerina e Valguarnera Caropepe in provincia di Enna; Novara di Sicilia, Acquedolci, San Fratello, San Piero Patti, Tripi, Fondachelli-Fantina e Montalbano Elicona in provincia di Messina.
Un'importante minoranza etnica e linguistica è quella storica albanese, chiamata arbëreshë (gli albanesi d'Italia). La lingua di questa comunità, che vive in provincia di Palermo, nei comuni di Piana degli Albanesi, Contessa Entellina e Santa Cristina Gela, è un'antica parlata strettamente imparentata all'albanese, in modo particolare alla lingua parlata nel sud dell'Albania. Il centro di questo territorio è costituito dalla cittadina di Piana degli Albanesi, in cui si sono mantenute nel tempo tutte le tradizioni albanesi. In oltre cinque secoli gli arbëreshë hanno raggiunto importanti traguardi culturali e letterari. A Piana degli Albanesi Lekë Matrënga, scrittore e sacerdote greco-ortodosso, scrisse nel 1592 l’opera E Mbësuame e Krështerë, la prima della storia letteraria albanese. Moltissimi altri intellettuali a Piana degli Albanesi si interessarono della storia, della lin­gua, delle tradizioni poetiche popolari. Un famoso scrittore, Zef Skirò, fu un grande rappresentante della tradizione culturale e letteraria albanese di Sicilia. Moltissimi poeti, saggisti, drammaturghi, linguisti e professori di lingua e letteratura albanese sono docenti presso la Facoltà di Lettere orientali dell’Università degli Studi di Palermo. La lingua albanese, ancora oggi, viene mantenuta viva da tutta la comunità e da istituzioni religiose e culturali che contribuiscono assolutamente alla salvaguardia e alla valorizzazione del prezioso patrimonio ereditato dagli antenati. Quest’anno, 2012, Messina è stato riconosciuto comune di minoranza linguistica greca. A presto risentirci col prossimo numero della rivista per l’altra “facciata” della Sicilia. Ad maiora!
Francesco Mulè