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lunedì 5 dicembre 2016

Grande successo per il Tour 2016 degli "Aromi di Sicila" in Germania

Si sono svolte Venerdi 2 Dicembre e Sabato 3 Dicembre 2016 le due rappresentazioni Teatrali "Storia do me Paisi "scritta dal Prof. Lorenzo Gurreri  e  " La Barunissa di Carini " eseguite dal gruppo teatrale "Aromi di Sicilia" del Presidente Franco Colletti.

Grande successo e grande participazione della folta comunitá cattolicese presente in Germania che ha partecipato e applaudito con un interminabile standing ovation il gruppo teatrale proveniente da Cattolica Eraclea .

Ecco alcuni Video:





mercoledì 15 giugno 2016

Come si chiamano gli abitanti di Cattolica Eraclea? Francesco Mulé

gli abitanti di Cattolica Eraclea non si chiamano CATTOLICESI, bensì CATTOLICENSI
Sono gli abitanti di Cattolica (RN) a chiamarsi CATTOLICESI o CATTOLICHINI
cordialità
prof. Francesco Mulè

Fonte :
http://www.riassuntini.com/come-si-chiamano-gli-abitanti-di/come-si-chiamano-gli-abitanti-di-Cattolica-Eraclea.html

domenica 4 ottobre 2015

„ Raffadali, il consiglio comunale approva la fuoriuscita dall'Ato idrico “- Fra

Raffadali, il consiglio comunale approva la fuoriuscita dall'Ato idrico
L’approvazione della delibera è stata salutata con un applauso dai (per la verità pochi) cittadini presenti in aula; forse non tutti erano a conoscenza dell’importanza della seduta....


Link articolo intero QUI
Potrebbe interessarti:http://raffadali.agrigentonotizie.it/raffadali-acqua-pubblica-girgenti-acque-consiglio-comunale-4-ottobre-2015.html
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venerdì 12 giugno 2015

domenica 12 ottobre 2014

Nuovo Aggiornamento : Cattolica Eraclea App


http://apps.appmakr.com/cattolicaeracleaapp

Questo e´il nuovo link con una nuova grafica dell´App che si trova nell´appmakr store ( che non e´il Play Store)

http://apps.appmakr.com/cattolicaeracleaapp
 Questa App é nativa per android e si puo scaricare direttamente dal sito.


Per i possessori di  Iphone o Windowsphone o altri  il link da aprire con safari o crhome e´  http://h.fanapp.mobi/cattolicaeracleaapp   e da li´ nelle opzioni fare " aggiungi ad HOME" e troverete la web App tra le altre vostre App.

Descrizione App:  Semplice App creata per aiutare i turisti che ogni anno si recano nella spiaggia di Eraclea Minoa e visitano Cattolica Eraclea e i paesi limitrofi. Vi sono una Mappa google, notizie, link di siti amici e di feed rss dei piu´importanti siti che si occupano di Cattolica Eraclea e della provincia di Agrigento, e inoltre una serie di numeri utili del Comune di Cattolica Eraclea. 

L´utilitá piu importante é che tramite la funzione " News " si puó essere informato sulle principali notizie di Cattolica Eraclea, collegandosi direttamente ai contenuti dei siti Comunicalo.it , Cattolicaeracleaonline.it , www.liboriobutera.com/ , http://radioeraclea.blogspot.com/ , http://lorenzogurreri.blogspot.com/ , http://parolandoblog.wordpress.com/ , http://www.agrigentonotizie.it/notizie/cattolica-eraclea/ , agrigentoflash.it e paesemontallegro che ringrazio per la collaborazione.

sabato 11 ottobre 2014

Nuova APP : Cattolica Eraclea App

http://www.adsy.me/fgAKPuDwn6


Istruzioni: Aprite questo link http://www.adsy.me/fgAKPuDwn6  con uno Smartphone Android o Ios ( se i sistemi non sono aggiornati purtroppo non funziona ) , si aprirá  Safari o Chrome o altro web explorer, a questo punto basta cliccare su "Opzioni" " aggiungi ad HOME " e ritrovere la web-App tra le vostre App.

Come detto é  una web App solo con link e numeri utili.




http://www.adsy.me/fgAKPuDwn6

mercoledì 9 luglio 2014

Alchimie. Il clown.



Sperimentazioni nostalgiche...Chiudete gli occhi .... leggere con cautela è un medicinale pericoloso, consultare una bottiglia di vino prima dell' ascolto.
Abbiate pietà di voi stessi. e così sia, e se non è prima o poi sarà. (cit: Arancine Produzioni )

domenica 18 agosto 2013

“Diario di un emigrante” . Desideri ed emozioni di ieri e di oggi - Francesco Mulè

 “Diario di un emigrante” di Francesco Mulè
Desideri ed emozioni di ieri e di oggi


Non c'è uomo su questa terra che non coltivi un desiderio in cuor suo e non c'è epoca in cui sia venuto meno in ciascun essere vivente il forte desiderio di crescita, di felicità, di miglioramento materiale e di maggior serenità. Oggi siamo maggiormente convinti che possedendo e acquistando ci si avvicini di più alla cima della scala sociale. L'uomo di questi nostri giorni insegue sempre di più il sogno della felicità, del possesso, della sicurezza personale e sociale. Non poniamo tregua quando ci accorgiamo di aver perduto quel piccolo spicchio di sicurezza e, allora, ci rimettiamo a rincorrere il prossimo traguardo di benessere.
Sicuramente l'uomo di oltre sessant'anni può ricordare che i suoi desideri di quand'era bambino erano molto più semplici: un piccolo cono gelato, una gassosa, un ghiacciolo, qualche caramella alla menta, una delizia di zucchero filato che faceva spalancare tanto di occhi a noi bambini.
Per la fiera della Madonna del Rosario, che cadeva (se la memoria non mi inganna) la seconda domenica di ottobre, acquistavamo, con poche lire, una manciata di caldarroste che venivano preparate la sera sul posto tra Piazza Roma (chiazza granni) e Piazza Umberto (chiazza picciula).
Che divertimenti per noi bambini, di età tra gli otto e i tredici anni, che scorrazzavamo per le due piazze al suono delle trombettine, allo svolazzare dei palloncini acquistati con sole cinque o al massimo dieci lire; si correva per le strade del paese col naso in su, seguendo l'aquilone costruito con le nostre mani e con la nostra forte sete di divertirci portandolo sempre più in alto col filo il più a lungo possibile. E i giochi con le figurine dei calciatori che venivano acquistate col sistema del baratto tra noi bambini. Tutto era un desiderio, ma un semplice desiderio che ci appagava e serviva a riempirci l'intera giornata tra lo studio e il divertimento.
Tutto questo, guidati e spinti dal desiderio di divertirci fino allo stremo delle nostre energie. Sì, era proprio così. Oggi, invece, quali desideri se non quelli suscitati da 'mamma TV' che, per la maggior parte dei casi, vengono a creare disturbi e disagi più che emozioni!?
E gli appuntamenti tanto attesi con le giostre e in piazza Umberto I col cantastorie Ciccio Busacca che con la chitarra ci portava a conoscenza di tragiche storie? E la presenza di un piccolo circo montato o in Piazza Roma o nello spiazzo di Via Agrigento? Il piccolo paese veniva animato da grida di gioia di bambini in libertà per le strade orfane di automobili e prive, naturalmente, di incidenti e, quindi, di pericoli.
Piccoli/grandi desideri tanto desiderati e realizzati solo dopo parecchi giorni o mesi di attesa.
Quale grande gioia e quali e quante emozioni nei nostri cuori in quel giorno di festa!
A questo punto possiamo dire che il desiderio sia assolutamente padre dell'emozione. Ma è difficile che le nuove generazioni nutrano ampia consapevolezza di ciò che le emozioni possono offrire. Sono decisamente prive, e direi orfane di desideri essendo stati bambini ai quali è stato concesso tutto, molto prima di desiderare, senza aver prima desiderato.
Desiderio è ciò che manca, non conquista di ciò che c'è. I genitori o i nonni delle nuove generazioni imbottiscono di regali i loro bambini prima che questi li abbiano chiesti, prima che questi arrivino a desiderarli. Quelli sono doni o regali che hanno una brevissima durata; non li hanno sicuramente soddisfatti perché non li hanno ovviamente desiderati. E quando a un bambino si dà tutto, questi non si abitua a desiderare e quindi non può provare o produrre emozioni.
Emozioni di festa negli occhi che brillano di gioia per un paio di scarpe nuove regalategli in occasione di una grande festa (Pasqua, Natale, compleanno); emozioni di riconoscenza, di gratitudine verso i genitori che hanno permesso al dodicenne Claudio di partecipare alla gita scolastica con i suoi compagni di scuola e di classe e con i suoi professori in visita ai Templi di Segesta. Una visita e una gita che gli hanno permesso di imparare de visu non solo la storia, l'arte, ma anche i diversi modi di comportarsi con i compagni nuovi e con quelli dell'anno passato. C'è sempre da imparare; si va sempre incontro a nuove emozioni. Grazie alla gita, voluta, fortemente desiderata e, finalmente, conquistata!
In filosofia “desiderio” viene ad essere uno stato di affezione dell'io, consistente in un impulso volitivo diretto a un oggetto esterno, di cui si desidera la contemplazione oppure il possesso. La condizione propria al desiderio comporta, sovente, per l'io sensazioni che possono essere dolorose o piacevoli, a seconda della soddisfazione o meno del desiderio stesso. Dolore morale per la mancanza della persona cara o dell'oggetto di cui si ha assolutamente bisogno. Ma anche la gradevole e coinvolgente sensazione di poter presto rivivere un momento o situazione in qualche modo piacevole. I filosofi, sin dalle origini della filosofia, si sono domandati quale spazio dare ai desideri. Le risposte sono molto varie e variegate. Nel Fedone, Platone espone l'idea di una via ascetica; i cirenaici, al contrario, fanno della soddisfazione di tutti i desideri il bene supremo. Tutte queste riflessioni conducono a stabilire numerosi 'distinguo', come per esempio fa Epicuro nella classificazione dei desideri.
Egli mette al centro i concetti di piacere come bene, e del dolore come il male. Per godere del benessere (atarassia), l'epicureo deve applicare le regole del "quadruplo rimedio": 1) - non si devono temere gli dei; 2) - non dobbiamo temere la morte perché quando ci siamo noi, lei non c'è; quando c'è lei, non ci siamo noi; 3) - il dolore viene facilmente soppresso, oppure si muore; 4) - il benessere è facile da ottenere. Così Epicuro classifica i desideri: naturali e vani. Tra i desideri naturali vengono collocati i necessari e quelli semplicemente naturali. Tra i necessari: i desideri per il benessere (atarassia), quelli per la tranquillità del corpo (protezione) e quelli per la vita (nutrimento, riposo). Nella categoria dei desideri semplicemente naturali vengono collocati quelli che riguardano la ricerca del piacere. E nei desideri vani: gli artificiali (la ricchezza) e gli irrealizzabili (desiderio d'immortalità). Secondo alcuni filosofi (Platone, Kant) la giustizia è la forma più alta di bellezza, e dunque il desiderio o sete di giustizia è quello più elevato. Per altri come Marx o Hegel il desiderio più elevato è quello dell'uguaglianza. Per Friedrich Nietzsche il massimo desiderio dell'essere umano è quello di diventare una persona che incarni il concetto del superuomo. Di gran lunga diverso il tipo di desideri per i giovani dei nostri giorni. Il tutto dovuto all'avvento di vari e svariati nuovi stimoli. La televisione, per esempio, fa e riesce a lievitare tanti desideri; con essa la pubblicità, i sogni di vincite ultramilionarie, di bellezza femminile perfetta, di fisici maschili atletici e muscolosi. Sogni quasi sempre spenti dalla realtà. Ad maiora! Francesco Mulè







venerdì 19 luglio 2013

DIARIO DI UN EMIGRANTE (Racconti del Prof. Francesco Mulé) - Virginia Murru

Oltre alla sua intensa attività di giornalista, di critico in ambito letterario, organizzatore di eventi culturali nella provincia d’Imperia, e tantissimo impegno a favore della cultura e della sua divulgazione,  il prof. Francesco Mulé ha dedicato un’intera esistenza alla passione per la poesia e la scrittura. All’attivo ci sono diverse pubblicazioni, per quel che riguarda i componimenti in versi: ‘Il mio poeta, ‘Fotogrammi’, ‘Scogliera’, sono tre sillogi che hanno incontrato il favore dei lettori e della critica. La poesia è sempre stata una passione travolgente per il prof. Mulé, punto fermo del suo orizzonte culturale; ma ogni tanto ha rivolto l’attenzione al richiamo della prosa, la sua inclinazione al narrare è evidente, naturale, direi una necessità interiore.
L’impulso del raccontare è certamente un istinto che viene dai recessi più profondi dell’animo di chi scrive, un veicolo attraverso il quale si portano in superficie scenari e realtà che l’inconscio magari cela nei suoi misteriosi meandri, non di rado ombre di vissuto, esperienze compresse che emergono assumendo talvolta altre sembianze, lontane similitudini con ciò che si è sperimentato. Per questo i romanzi, nonostante le apparenti distanze con la vita dell’autore, hanno sempre un intreccio nel loro ordito che conduce alla sua sfera intima; anche se la caratterizzazione dei personaggi, gli scenari  e il contesto in cui si svolgono gli avvenimenti descritti, sembrano solo  affidati all’estro, all’abilità e ai virtuosismi del narratore.
Ci sono tuttavia esperienze che l’autore decide di raccontare in modo diretto, personale, senza  filtri nella narrazione, ossia è egli stesso l’io narrante, e orienta la sua opera nel versante della memoria, dietro le quinte limpide degli anni vissuti in delicate o aspre atmosfere di quotidiano, tra amarezze ed esultanze, vicissitudini liete o arrese di fronte alle asperità della vita.
E’ questo il percorso più autentico di ogni artista, e tuttavia raccontare se stessi è forse più arduo che tracciare profili altrui, essere fedeli alla verità della propria memoria, in qualche modo significa togliere, indumento dopo indumento, le zavorre dell’anima, e arrivare alla soglia dell’esperienza, così come si è vissuta, riesumando atmosfere ed emozioni, positive o negative che siano state.
Raccontare di se stessi significa anche abbandonare le proprie renitenze, lasciando in un angolo gli eccessi di riservatezza in favore della schiettezza e genuinità dell’evento, che per diverse ragioni è rimasto impresso. E’ in definitiva il coraggio di chi sa inoltrarsi nei fondali più inediti del proprio sé, abbandonando sovrastrutture morali e veti senza senso, per riprendere il dialogo con il passato, e ritrovarsi magari sorprendentemente a indossare quegli stessi abiti che la vita aveva confezionato in strette o abbondanti misure. Sono infatti rari i momenti in cui la vita ci permette di portare abiti della ‘giusta misura’, che non urtino con le nostre aspettative..
 Il profondo sud dei propri anni non è comunque, come si crede, un tratto di esistenza quasi blindato dalla memoria, si possono ritrovare stralci di vissuto ancora intatti, come fossero stati riposti con cautela da mano prudente, tenendo lontane le insidie del tempo che tutto tende a corrompere e a travolgere. Ricordare e raccontare è un’arte non propriamente scontata, soprattutto quando si deve compiere percorsi a ritroso con abilità e perizia lungo i margini di un flusso di ricordi che vengono incontro con inaudita lucidità, talvolta con qualche penombra, e tuttavia ben riconoscibili dalla coscienza.
La capacità d’introdursi in queste vie raramente poco illuminate, secondo Socrate, è simile all’abilità del palombaro, che sa cogliere in profondità risorse non accessibili a tutti (questo egli disse degli scritti di Eraclito).
Il prof. Mulé si è cimentato nella stesura di una serie di racconti, uno dei quali è intitolato “Diario di un emigrante”, rimando allegorico alla sua lontananza da Cattolica Eraclea, cittadina della Sicilia della quale è originario, e dalla quale si è a suo tempo dovuto allontanare per ragioni professionali.
Da tanti anni ormai risiede a Vallecrosia,  località in provincia di Imperia, e qui si svolge la sua vita, tra impegno e fervore culturale, giornalismo e letteratura.
L’intera serie di racconti dedicati all’infanzia e prima giovinezza trascorse in Sicilia, avrebbe potuto intitolarsi  ‘Diario di un emigrante’, tanto il titolo è appropriato e speculare di un periodo di formazione personale, sia  per quel che riguarda l’istruzione, nei vari gradi compiuti fino al conseguimento della laurea in Pedagogia, sia in altri aspetti, da quello affettivo agli interessi, coltivati in un’epoca, quella degli anni cinquanta, avara d’iniziative, e soprattutto caratterizzata dall’indigenza. Arrivare a completare il ciclo di studi, fino a portare a termine l’Università, non era semplice e non era neppure prerogativa di tutti, in ogni caso era una strada lastricata di problemi, i quali come massi ostruivano il transito, e ne rendevano disagevole il corso.
Di questo ci parla Francesco Mulé nei suoi racconti, della Sicilia degli anni cinquanta, quando l’Italia si stava riprendendo dopo la terribile prova del secondo conflitto mondiale, che aveva interessato e coinvolto tutte le regioni del nostro paese. Un faticoso procedere, certamente caratterizzato da un grande impulso e desiderio di rinascita, dopo tanta distruzione. Nelle regioni meridionali, peraltro, i disagi di tipo economico e sociale erano senza dubbio più rilevanti che in quelle del Nord, più dotate di risorse e di mezzi per superare le emergenze del dopo-guerra.
I racconti narrano di un’infanzia nella quale era necessario inventare il quotidiano, tenere lontana la solitudine attraverso la creatività che veniva da semplici rituali di vita, alchimie varie e giochi all’aperto che in definitiva erano molto più interattivi dei giochi elettronici di oggi, e dei social network, i quali, a dispetto del nome e dei fini che si prefiggono, contribuiscono a ridurre i contatti diretti tra le giovani generazioni. Nei racconti è palpabile il desiderio di saltare lo steccato dell’indigenza, per questo si è quasi portati a odiare segretamente i luoghi nei quali si vive, una natura ostile che offre l’indispensabile alla sopravvivenza, e rare sono le occasioni per sentirsi davvero cittadini del mondo.
Qui fermentava il desiderio di lasciare la terra che si riteneva ingrata, complice di un destino taccagno,  evasore, che non rispondeva alle chiamate e lasciava alla mercé degli eventi, talora infausti, dato che il tasso di mortalità era senza dubbio alto.
Si parla di madri relegate tra le pareti domestiche, dedite alle incombenze di ogni giorno, soprattutto alla crescita e alla formazione dei numerosi figli, si accenna ad una società nella quale le prevaricazioni erano riti dell’ordinario, perché non abbastanza tutelati, di padri immersi nel lavoro e nella precarietà delle proprie occupazioni.
Si leggono episodi di vita scolastica, che oggi hanno ritmi diversi e altri svolgimenti, non solo sul piano didattico, ma anche umano e sociale; di ragazzini comunque vivaci, già responsabili verso i propri studi, e timorosi di dovere rispondere ai propri genitori di eventuali provvedimenti disciplinari. Si vive, insomma, un clima d’altri tempi, che richiama in qualche modo i film neoclassici girati proprio nel dopo guerra, con tematiche forti e realistiche, un riflesso schietto e autentico dell’Italia di 60 anni or sono, il cui profilo non poteva che essere tracciato con quelle immagini, descritto con quelle parole.
Per questo i racconti del prof. Mulé meriterebbero di essere raccolti e pubblicati, in tanti si ritroverebbero dietro quei muretti a secco, mentre i ragazzi si nascondevano per evitare nei loro giochi di essere trovati dai compagni, oppure con un cerchio di bicicletta arrugginito nelle vie libere dei piccoli centri urbani, a tirare calci ad una palla improbabile, realizzata con cartaccia e brandelli di stoffe rimediate nelle proprie case.. E’ un’atmosfera ludica di tempi che sembrano lontanissimi, scaduti, di luoghi nei quali si respirava a fatica, e ‘stavano stretti,’ proprio come quegli indumenti che la vita ti cuce addosso, e per questo si pensava di evadere; si costruivano strade, tracciati nei propri pensieri orientati a questo fine, aspettando la conclusione degli studi, per obliterare finalmente il biglietto della fuga.. Salvo poi, 50 anni più tardi, ritrovarsi a fare bilanci, e a ripensare con struggente nostalgia, a queste piccole cittadine che nel corso dell’infanzia e della giovinezza, erano state il mondo intero..

Virginia Murru

giovedì 9 maggio 2013

Il mondo anche oggi - Francesco Mulè

Se questo mondo non ho mai cantato
non è perché io l’abbia trascurato;
proprio quest’oggi mi sono svegliato,
per voi tanto da dire ho già trovato.
Da dire ho tanto, tanto da cantare
di storie molte avrò da raccontare;
son verità che voglio ricordare
e che sarebbe giusto non scordare.
Il mondo si presenta a tutti amaro
e di dolcezze è sempre stato avaro.
Tutto si svolge in vista del denaro,
tra gli uomini l’amore è molto raro.
Ti porta un tal ministro sottoterra,
viviam nelle famiglie cruda guerra;
e non coltiva l’uomo più la terra,
mangiam prodotti partoriti in serra.
Va tutti i giorni il mondo a catafascio
e se ne fa di tutte l’erbe un fascio.
All’uomo saggio giudicare lascio
ed ogni conseguenza a voi tralascio.
Se tu, poeta, elevi il tuo bel canto
cancellerai dal mondo il lungo pianto;
di certo all’universo, tutto affranto,
tu dell’amore porterai l’incanto.
Di pace si potrà nutrire il cuore
e si potrà trovar grande calore;
per le finestre rientrerà l’amore,
la vita prenderà vivo colore.
La scuola vive senza vita interna,
non ha la gioventù la sua lanterna;
il male spesso al bene oggi si alterna
ver l’altro l’uomo ognor rancore esterna.
Per gelosia s’uccide anche il fratello,
tra padre e figlio assisti oggi al duello;
la vita è tolta al bimbo col coltello:
son giorni di teatro e di “bordello”.
Da sempre mai previsti i terremoti,
l’epidemie e pure i maremoti;
Del mondo sono tutti i mali noti:
ai padri sono i figli assenti e ignoti.
Vallecrosia, 10/10/10 – ore 10,10
Francesco Mulè

sabato 23 marzo 2013

Pasqua: fede e tradizione



Pasqua: fede e tradizione
di Francesco Mulè



Una tra le più antiche e suggestive tradizioni religiose di Cattolica Eraclea è quella della Settimana Santa che si apre con la Domenica della Palme e si chiude con la Domenica di Pasqua. Un ricordo indelebile ben custodito nello scrigno delle mie memorie. Ritengo doveroso da parte mia fare una microstoria della Domenica delle Palme, prima di accennare alla nostra tradizione locale. Nel calendario liturgico la Domenica della Palme è celebrata la domenica precedente alla festività della Pasqua. Con essa ha inizio la Settimana Santa, quella settimana nella quale vengono ricordati gli ultimi giorni della vita terrena di Gesù. Questa festività è osservata non solo dai Cattolici, ma anche dagli Ortodossi e dai Protestanti. In questo giorno la Chiesa ricorda il trionfale ingresso di Gesù a Gerusalemme in sella ad un asino, osannato dalla folla che lo salutava agitando rami di palma. La folla, radunata dalle voci dell’arrivo di Gesù, stese a terra i mantelli, mentre altri tagliavano rami dagli alberi di ulivo e di palma, abbondanti nella regione, e, agitandoli festosamente, gli rendevano onore. In ricordo di questo, la liturgia della Domenica delle Palme, si svolge iniziando da un luogo al di fuori della chiesa, dove si radunano i fedeli e il sacerdote benedice i rami di ulivo o di palma che sono portati dai fedeli, quindi si dà inizio alla processione fin dentro la chiesa. Qui giunti continua la celebrazione della Messa con la lunga lettura della Passione di Gesù. Il racconto della Passione viene letto da tre persone che rivestono la parte di Cristo (letta dal sacerdote), dello storico (in quei lontani anni della mia adolescenza, nella Chiesa della Mercede Padre Gentile (buon'anima) mi assegnava sempre il ruolo dello storico) e del popolo o turba. In questa Domenica il sacerdote, al contrario di tutte le altre di Quaresima (tranne la 4^ in cui indossa paramenti rosa) è vestito di rosso, pur trattandosi di una solennità. Generalmente i fedeli portano a casa i rametti di ulivo e di palma benedetti, per conservarli quali simbolo di pace, scambiandone parte con parenti ed amici. In alcune regioni, si usa che il capofamiglia utilizzi un rametto, intinto nell’acqua benedetta durante la veglia pasquale, per benedire la tavola imbandita nel giorno di Pasqua. In molte zone d’Italia, con le foglie di palma intrecciate vengono realizzate piccole e grandi confezioni addobbate, che vengono regalate o scambiate fra i fedeli in segno di pace. Nel Vangelo di Giovanni si narra che la popolazione abbia usato solo rami di palma che, a detta di molti commentari, sono simbolo di trionfo, acclamazione e regalità. Sembra che i rami di ulivo siano stati introdotti nella tradizione popolare, a causa della scarsità di piante di palma presenti, specialmente in Italia. Nelle zone in cui non cresce l'ulivo (come l'Europa Settentrionale), i rametti sono sostituiti da fiori e foglie intrecciate.

Veniamo alla Domenica delle palme a Cattolica Eraclea. Tripudio di bambini, ragazzi, giovani, anziani in visibilio, in processione con in mano foglie di palme o ramoscelli d'ulivo, lungo le principali vie del paese fino ad arrivare in chiesa per assistere alla celebrazione della Santa Messa. In tutte le nove chiese a partire dal lunedì al giovedì santo si svolgevano momenti di preghiera e di riflessione. In particolare il giovedì santo, dopo la celebrazione della Santa Messa e della ormai tradizionale lavanda dei piedi degli Apostoli, rappresentati per l'occasione dai fedeli della parrocchia, prende il via la visita delle chiese. Tutto nel silenzio e nel raccoglimento assoluti, i bambini tenuti per mano da mamma e papà, nonni, zii, cugini, animati di tanta religiosità e profonda fede, ogni anno, rispettosi della tradizione e della ricorrenza della Settimana Santa, in visita alle chiese della Mercede, della Matrice, di Sant'Antonino, di Sant'Antonio da Padova, dell'Immacolata, del Rosario, del Purgatorio, del Collegio delle suore, della Pietà. La visita delle chiese in ricordo della Madonna Addolorata che molto penosamente era alla ricerca del proprio figlio Gesù Cristo. Tutte le chiese spoglie. L'immagine del Cristo coperta da un telo. Ai piedi dell'altare maggiore solo piante, fiori e piccoli piatti di grano germogliato alcuni giorni prima al buio chiamato "lavureddu". Tre-quattro di questi piatti di "lavureddu" venivano preparati con molta professionalità da mia sorella Marietta che saluto e abbraccio di tutto cuore. Gruppi di donne, in occasione delle visite alle chiese, si fermavano vicino all'altare maggiore a intonare canti di dolore e di consolazione in dialetto, i cosiddetti "lamenti", dedicati a Maria Addolorata.

Segue il Venerdì Santo, il giorno più commovente di tutta la Settimana Santa. Un giorno di emozioni per lo scenario che la Chiesa presenta ai suoi fedeli. Una folla di fedeli, in partenza dalla Chiesa Madre, si dirigeva in processione verso il Calvario. Un gruppo di "Cappe" dal volto coperto portava a spalla il Cristo morto deposto dentro una caratteristica urna in legno. Maria Addolorata, pallida in volto, di nero vestita, anche lei portata a spalla, seguiva il suo amato figlio. Le 14 cappellette del Calvario in pietra bianca rappresentavano la Via Crucis (le 14 cadute) di Cristo prima di essere crocifisso. Arrivati alla sommità del Monte Calvario, il simulacro di Cristo veniva crocifisso da due sacerdoti (ai miei tempi erano padre Gentile, parroco della Chiesa della Mercede e padre Di Naro, parroco della Chiesa di Sant'Antonio da Padova). Ai piedi del Cristo della croce, molto addolorata, la madre Maria. Momento più suggestivo e commovente quello della sera, quando, allo spuntare della prima stella, il Cristo veniva tolto dalla croce e deposto in un'altra urna di vetro, custodita da sempre da una delle famiglie Agnello. Il corpo di Cristo e il simulacro della Madonna Addolorata venivano portati a spalla dalle "Cappe" in processione per le vie del paese fino a tardi, procedendo essa molto lentamente, tre passi avanti e uno indietro. Dietro il Cristo morto dei giovani bene intonati, accompagnati dalla banda musicale, cantavano "Ah! Sì, versate lacrime!… il Redentor morì. Morì tra mani barbare… Morì trafitto in croce, morì che pena atroce… il Redentor morì… morì spirò, spirò morì, morì spirò". Una grande voce, tra le tante, raggiungeva il massimo dei suoi acuti: era la voce di mio cugino Michele, che oggi vive in Via Amendola a Cattolica Eraclea e che saluto caramente. A mezzanotte del Sabato Santo veniva tolto il drappo nero che copriva il simulacro del Santo Salvatore. La Risurrezione veniva annunciata dal suono festoso delle campane che non si erano più sentite da Giovedì Santo.

Il pomeriggio della domenica era festa per tutti. Festa per la Madonna. In piazza Roma si svolgeva il consueto "incontro" tra Maria e il Cristo risorto. Entrambe le statue venivano disposte alle estremità della piazza. La statua di San Michele Arcangelo correva verso Maria ad annunciarle la risurrezione del figlio: "Maria, Maria, to figliu anniviscì". Glielo ripeteva due volte, ma alla terza volta Maria ha creduto al messaggio di San Michele e, lasciando cadere il mantello nero, appariva alla popolazione riversata in piazza, con un manto rosa, tutto fiorato e dorato. Le due statue si avvicinavano al centro della piazza dove si assisteva, tra suoni festosi di campane, spari di mortaretti e scroscianti applausi di gioia al momento più commovente della Pasqua: la Madonna s'inchinava e baciava i piedi del Cristo risorto. Subito dopo le tre statue, San Michele avanti e Maria e Gesù dietro, venivano portate a spalla dalle "Cappe" lungo le vie principali del paese. Si concludeva, così, con la gioia nei cuori, la festa destinata a portare la pace in tutto il mondo. Viva la Pasqua!

E per noi bambini, cosa voleva dire la Pasqua? In una sola parola: preparativi. Ricordo che in tutte le famiglie (allora non c'era il forno in casa come oggi) si cominciava a preparare delle grosse teglie di biscotti che si portavano a cuocere al forno pubblico (il forno vicino alla casa paterna era quello di "Nina Milioto"). Tutto questo per festeggiare la Santa Pasqua. Infatti (sono ricordi che mai si potranno cancellare), essendo la Settimana Santa una settimana di passione per Gesù e di lutto per Maria, ci avevano impresso in mente che non si potevano mangiare dolci prima della Resurrezione, perché era peccato. Addirittura il Venerdì Santo si doveva non solo digiunare, ma anche astenersi dal mangiare carne (anche perché ce n'era poca) e altre leccornie. Per Pasqua: carne, dolci, e tutto ciò che per una settimana intera non era stato possibile e non era giusto assaggiare!
Francesco Mulè

giovedì 18 ottobre 2012

X Factor: Carmelo Broccia torna in gara e spera nel televoto anche su Facebook, Twitter e App per iPhone- COMUNICALO.IT

Fonte : comunicalo.it

Ritorna in gara nella prima puntata di X Factor 6 sperando nel televoto il giovane cantante siciliano Carmelo Veneziano Broccia, eliminato giovedì scorso all’home visit con Simona Ventura.

E’ subito cominciato il tam tam su facebook dove l’artista di Cattolica Eraclea (Agrigento) può contare sul sostegno di oltre 1.100 fans.
In centinaia stanno condividendo in queste ore sul social network il seguente appello: “Chiedo a tutti i fan di Carmelo di televotare Carmelo Veneziano Broccia,nella trasmissione di X Factor...in diretta giovedì 18 ore 21 su Sky Uno HD. Durante la puntata verrà aperto il televoto per far rientrare uno degli undici eliminati agli Home Visit, per diventare un concorrente a tutti gli effetti di X Factor 6. Non perdete la puntata... VOTIAMO CARMELO VENEZIANO BROCCIA... copiate e incollate questo messaggio sulle vostre bacheche... Grazie di cuore!!!”.
Stasera parte X Factor 6 e si vota per scegliere un altro concorrente su undici. Tra le novità, il televoto gratuito tramite Facebook, Twitter e App per iPhone e Android.

“X Factor 6 quest’anno avrà quindi una grande interazione – illustra Matteo Pagano su www.lanostratv.it - ma non solo perché il sistema di televoto sarà ancora più ampio e ci saranno numerose possibilità per esprimere la propria preferenza e far proseguire l’ avventura al proprio preferito. Ci sarà quindi il classico sistema di voto tramite sms al 47222 al costo unico di 0,50€ per tutta la puntata, quindi per esprimere le vostre 5 preferenze massime pagherete solo il primo voto valido. Il voto quindi a differenza delle altre trasmissioni è sicuramente più economico e gratuito per 4 voti su 5. In pratica si paga la fruizione del servizioe non i singoli voti. Ma non solo perché ci saranno molte altre possibilità per chi dispone di una connessione internet per esprimere la propria preferenza.
X Factor 6 quest’ anno prevederà anche il voto tramite il sito ufficiale della trasmissione che potrà essere utilizzato solo dagli utenti registrati che hanno un codice cliente Sky. Ma le possibilità sono veramente tante. La grande novità di quest’ anno è la possibilità di votare tramite Twitter: sarà sufficiente avere un account sul popolare sistema di micro-blogging e seguire un account tra @SkyUno e @XFactor_Italia e inviare unDM(messaggio diretto) per ricevere tutte le informazioni su come votare, in maniera assolutamente gratuita. E poi ancora ci sarà anche il voto tramite Facebook: basterà collegarsi alla pagina ufficiale della trasmissione e cliccare Mi Piace per avere tutte le informazioni sul voto. E ancora per tutti i possessori di iPhone e Android ci sarà un app ufficiale dove sarà possibile votare facilmente per il proprio preferito. Per tutte le modalità di voto sono esprimibili massimo 5 preferenze, ma soprattutto tutti i voti hanno lo stesso valore e vengono conteggiati alla fine del risultato finale”

sabato 29 settembre 2012

Carmelo Veneziano Broccia - X factor 2013

Vi proponiamo un altro incredibile video di Carmelo broccia sul palco della Piazza Roma di Cattolica Eraclea di qualche anno fa in duetto con Rita di AMICI ( la celebre trasmissione condotta da Maria de Filippi)

giovedì 13 settembre 2012

Giochi di un tempo, Calacipitu Carramattu Carruzzuni ecc..





Carruzzuni

Di Wikipedia, la nciclupidìa lìbbira.

Lu carruzzuni o carramattu a secunna dî zoni è nu jocu usatu ancora n Sicilia armenu nzinu â fini di l'anni '70. Lu carruzzuni era custruitu artigiarmenti usannu na tàvula rubbusta pi susteniri lu pisu di nu carusu di 30 kila, cu du roti a pallini darreri e na sbarra di lignu comu manubbriu, fissata a na terza rota a pallina davanti.