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venerdì 4 dicembre 2015

Courmayeur. Un “Ponte” di luci, colori e musica inaugura l'inverno 2015/2016

Courmayeur. Un “Ponte” di luci, colori e musica inaugura l'inverno 2015/2016

Courmayeur. L'nverno 2015-2016 inizia con il “ponte” dell’Immacolata, quattro giorni da dedicare alle feste, allo shopping e allo sci. Quest’anno la consueta Festa d’Inverno, sabato 5 dicembre, con l’attesa accensione del Grande Albero di Natale e l’aperitivo gourmet sarà arricchita da una novità: una spettacolare sorpresa realizzata in collaborazione con Maserati. tutto pronto anche per la prima apertura invernale di Skyway Monte Bianco (4 dicembre) e degli impianti delle Courmayeur Mont Blanc Funivie (5 dicembre). Courmayeur ha in serbo tante sorprese per gli amanti dello sci e per chi desidera immergersi fin da subito nell’atmosfera del Natale approfittando del “ponte” che, dal 5 all’8 dicembre, darà il via ufficialmente alla stagione invernale. Si rinnova l’appuntamento con la tradizionale e suggestiva Festa d’Invernosabato 5 dicembre, in piazza Abbé Henry, con l’accensione del Grande Albero di Natale: oltre 20mila lucine dell’abete rischiareranno la notte e daranno il via alla festa con i Beuffons e i Badochys, in abiti tradizionali, e il girotondo porta fortuna intorno all’albero. Ma a rendere ancor più speciale l’appuntamento di quest’anno sarà unospettacolo inedito organizzato in collaborazione con Maserati. Un gioco di luci multicolori illuminerà la piazza avvolgendo gli ospiti in un mondo fatto di immagini e musica. Per l’occasione sarà preparato un aperitivo gourmet a cura di SKIBOX, un nuovo concept di locale in quota, che alterna produttori e chef emergenti italiani per offrire “snow food” di qualità. Protagonisti, i gustosi prodotti locali, simbolo della calorosa accoglienza in stile “montagnard” che contraddistingue Courmayeur.

(Francesco Mulè)

 

domenica 12 ottobre 2014

Nuovo Aggiornamento : Cattolica Eraclea App


http://apps.appmakr.com/cattolicaeracleaapp

Questo e´il nuovo link con una nuova grafica dell´App che si trova nell´appmakr store ( che non e´il Play Store)

http://apps.appmakr.com/cattolicaeracleaapp
 Questa App é nativa per android e si puo scaricare direttamente dal sito.


Per i possessori di  Iphone o Windowsphone o altri  il link da aprire con safari o crhome e´  http://h.fanapp.mobi/cattolicaeracleaapp   e da li´ nelle opzioni fare " aggiungi ad HOME" e troverete la web App tra le altre vostre App.

Descrizione App:  Semplice App creata per aiutare i turisti che ogni anno si recano nella spiaggia di Eraclea Minoa e visitano Cattolica Eraclea e i paesi limitrofi. Vi sono una Mappa google, notizie, link di siti amici e di feed rss dei piu´importanti siti che si occupano di Cattolica Eraclea e della provincia di Agrigento, e inoltre una serie di numeri utili del Comune di Cattolica Eraclea. 

L´utilitá piu importante é che tramite la funzione " News " si puó essere informato sulle principali notizie di Cattolica Eraclea, collegandosi direttamente ai contenuti dei siti Comunicalo.it , Cattolicaeracleaonline.it , www.liboriobutera.com/ , http://radioeraclea.blogspot.com/ , http://lorenzogurreri.blogspot.com/ , http://parolandoblog.wordpress.com/ , http://www.agrigentonotizie.it/notizie/cattolica-eraclea/ , agrigentoflash.it e paesemontallegro che ringrazio per la collaborazione.

mercoledì 9 luglio 2014

Alchimie. Il clown.



Sperimentazioni nostalgiche...Chiudete gli occhi .... leggere con cautela è un medicinale pericoloso, consultare una bottiglia di vino prima dell' ascolto.
Abbiate pietà di voi stessi. e così sia, e se non è prima o poi sarà. (cit: Arancine Produzioni )

sabato 23 marzo 2013

Pasqua: fede e tradizione



Pasqua: fede e tradizione
di Francesco Mulè



Una tra le più antiche e suggestive tradizioni religiose di Cattolica Eraclea è quella della Settimana Santa che si apre con la Domenica della Palme e si chiude con la Domenica di Pasqua. Un ricordo indelebile ben custodito nello scrigno delle mie memorie. Ritengo doveroso da parte mia fare una microstoria della Domenica delle Palme, prima di accennare alla nostra tradizione locale. Nel calendario liturgico la Domenica della Palme è celebrata la domenica precedente alla festività della Pasqua. Con essa ha inizio la Settimana Santa, quella settimana nella quale vengono ricordati gli ultimi giorni della vita terrena di Gesù. Questa festività è osservata non solo dai Cattolici, ma anche dagli Ortodossi e dai Protestanti. In questo giorno la Chiesa ricorda il trionfale ingresso di Gesù a Gerusalemme in sella ad un asino, osannato dalla folla che lo salutava agitando rami di palma. La folla, radunata dalle voci dell’arrivo di Gesù, stese a terra i mantelli, mentre altri tagliavano rami dagli alberi di ulivo e di palma, abbondanti nella regione, e, agitandoli festosamente, gli rendevano onore. In ricordo di questo, la liturgia della Domenica delle Palme, si svolge iniziando da un luogo al di fuori della chiesa, dove si radunano i fedeli e il sacerdote benedice i rami di ulivo o di palma che sono portati dai fedeli, quindi si dà inizio alla processione fin dentro la chiesa. Qui giunti continua la celebrazione della Messa con la lunga lettura della Passione di Gesù. Il racconto della Passione viene letto da tre persone che rivestono la parte di Cristo (letta dal sacerdote), dello storico (in quei lontani anni della mia adolescenza, nella Chiesa della Mercede Padre Gentile (buon'anima) mi assegnava sempre il ruolo dello storico) e del popolo o turba. In questa Domenica il sacerdote, al contrario di tutte le altre di Quaresima (tranne la 4^ in cui indossa paramenti rosa) è vestito di rosso, pur trattandosi di una solennità. Generalmente i fedeli portano a casa i rametti di ulivo e di palma benedetti, per conservarli quali simbolo di pace, scambiandone parte con parenti ed amici. In alcune regioni, si usa che il capofamiglia utilizzi un rametto, intinto nell’acqua benedetta durante la veglia pasquale, per benedire la tavola imbandita nel giorno di Pasqua. In molte zone d’Italia, con le foglie di palma intrecciate vengono realizzate piccole e grandi confezioni addobbate, che vengono regalate o scambiate fra i fedeli in segno di pace. Nel Vangelo di Giovanni si narra che la popolazione abbia usato solo rami di palma che, a detta di molti commentari, sono simbolo di trionfo, acclamazione e regalità. Sembra che i rami di ulivo siano stati introdotti nella tradizione popolare, a causa della scarsità di piante di palma presenti, specialmente in Italia. Nelle zone in cui non cresce l'ulivo (come l'Europa Settentrionale), i rametti sono sostituiti da fiori e foglie intrecciate.

Veniamo alla Domenica delle palme a Cattolica Eraclea. Tripudio di bambini, ragazzi, giovani, anziani in visibilio, in processione con in mano foglie di palme o ramoscelli d'ulivo, lungo le principali vie del paese fino ad arrivare in chiesa per assistere alla celebrazione della Santa Messa. In tutte le nove chiese a partire dal lunedì al giovedì santo si svolgevano momenti di preghiera e di riflessione. In particolare il giovedì santo, dopo la celebrazione della Santa Messa e della ormai tradizionale lavanda dei piedi degli Apostoli, rappresentati per l'occasione dai fedeli della parrocchia, prende il via la visita delle chiese. Tutto nel silenzio e nel raccoglimento assoluti, i bambini tenuti per mano da mamma e papà, nonni, zii, cugini, animati di tanta religiosità e profonda fede, ogni anno, rispettosi della tradizione e della ricorrenza della Settimana Santa, in visita alle chiese della Mercede, della Matrice, di Sant'Antonino, di Sant'Antonio da Padova, dell'Immacolata, del Rosario, del Purgatorio, del Collegio delle suore, della Pietà. La visita delle chiese in ricordo della Madonna Addolorata che molto penosamente era alla ricerca del proprio figlio Gesù Cristo. Tutte le chiese spoglie. L'immagine del Cristo coperta da un telo. Ai piedi dell'altare maggiore solo piante, fiori e piccoli piatti di grano germogliato alcuni giorni prima al buio chiamato "lavureddu". Tre-quattro di questi piatti di "lavureddu" venivano preparati con molta professionalità da mia sorella Marietta che saluto e abbraccio di tutto cuore. Gruppi di donne, in occasione delle visite alle chiese, si fermavano vicino all'altare maggiore a intonare canti di dolore e di consolazione in dialetto, i cosiddetti "lamenti", dedicati a Maria Addolorata.

Segue il Venerdì Santo, il giorno più commovente di tutta la Settimana Santa. Un giorno di emozioni per lo scenario che la Chiesa presenta ai suoi fedeli. Una folla di fedeli, in partenza dalla Chiesa Madre, si dirigeva in processione verso il Calvario. Un gruppo di "Cappe" dal volto coperto portava a spalla il Cristo morto deposto dentro una caratteristica urna in legno. Maria Addolorata, pallida in volto, di nero vestita, anche lei portata a spalla, seguiva il suo amato figlio. Le 14 cappellette del Calvario in pietra bianca rappresentavano la Via Crucis (le 14 cadute) di Cristo prima di essere crocifisso. Arrivati alla sommità del Monte Calvario, il simulacro di Cristo veniva crocifisso da due sacerdoti (ai miei tempi erano padre Gentile, parroco della Chiesa della Mercede e padre Di Naro, parroco della Chiesa di Sant'Antonio da Padova). Ai piedi del Cristo della croce, molto addolorata, la madre Maria. Momento più suggestivo e commovente quello della sera, quando, allo spuntare della prima stella, il Cristo veniva tolto dalla croce e deposto in un'altra urna di vetro, custodita da sempre da una delle famiglie Agnello. Il corpo di Cristo e il simulacro della Madonna Addolorata venivano portati a spalla dalle "Cappe" in processione per le vie del paese fino a tardi, procedendo essa molto lentamente, tre passi avanti e uno indietro. Dietro il Cristo morto dei giovani bene intonati, accompagnati dalla banda musicale, cantavano "Ah! Sì, versate lacrime!… il Redentor morì. Morì tra mani barbare… Morì trafitto in croce, morì che pena atroce… il Redentor morì… morì spirò, spirò morì, morì spirò". Una grande voce, tra le tante, raggiungeva il massimo dei suoi acuti: era la voce di mio cugino Michele, che oggi vive in Via Amendola a Cattolica Eraclea e che saluto caramente. A mezzanotte del Sabato Santo veniva tolto il drappo nero che copriva il simulacro del Santo Salvatore. La Risurrezione veniva annunciata dal suono festoso delle campane che non si erano più sentite da Giovedì Santo.

Il pomeriggio della domenica era festa per tutti. Festa per la Madonna. In piazza Roma si svolgeva il consueto "incontro" tra Maria e il Cristo risorto. Entrambe le statue venivano disposte alle estremità della piazza. La statua di San Michele Arcangelo correva verso Maria ad annunciarle la risurrezione del figlio: "Maria, Maria, to figliu anniviscì". Glielo ripeteva due volte, ma alla terza volta Maria ha creduto al messaggio di San Michele e, lasciando cadere il mantello nero, appariva alla popolazione riversata in piazza, con un manto rosa, tutto fiorato e dorato. Le due statue si avvicinavano al centro della piazza dove si assisteva, tra suoni festosi di campane, spari di mortaretti e scroscianti applausi di gioia al momento più commovente della Pasqua: la Madonna s'inchinava e baciava i piedi del Cristo risorto. Subito dopo le tre statue, San Michele avanti e Maria e Gesù dietro, venivano portate a spalla dalle "Cappe" lungo le vie principali del paese. Si concludeva, così, con la gioia nei cuori, la festa destinata a portare la pace in tutto il mondo. Viva la Pasqua!

E per noi bambini, cosa voleva dire la Pasqua? In una sola parola: preparativi. Ricordo che in tutte le famiglie (allora non c'era il forno in casa come oggi) si cominciava a preparare delle grosse teglie di biscotti che si portavano a cuocere al forno pubblico (il forno vicino alla casa paterna era quello di "Nina Milioto"). Tutto questo per festeggiare la Santa Pasqua. Infatti (sono ricordi che mai si potranno cancellare), essendo la Settimana Santa una settimana di passione per Gesù e di lutto per Maria, ci avevano impresso in mente che non si potevano mangiare dolci prima della Resurrezione, perché era peccato. Addirittura il Venerdì Santo si doveva non solo digiunare, ma anche astenersi dal mangiare carne (anche perché ce n'era poca) e altre leccornie. Per Pasqua: carne, dolci, e tutto ciò che per una settimana intera non era stato possibile e non era giusto assaggiare!
Francesco Mulè

giovedì 13 settembre 2012

Giochi di un tempo, Calacipitu Carramattu Carruzzuni ecc..





Carruzzuni

Di Wikipedia, la nciclupidìa lìbbira.

Lu carruzzuni o carramattu a secunna dî zoni è nu jocu usatu ancora n Sicilia armenu nzinu â fini di l'anni '70. Lu carruzzuni era custruitu artigiarmenti usannu na tàvula rubbusta pi susteniri lu pisu di nu carusu di 30 kila, cu du roti a pallini darreri e na sbarra di lignu comu manubbriu, fissata a na terza rota a pallina davanti.

sabato 1 settembre 2012

Lingue e dialetti in Sicilia - di Francesco Mulè


Lingue e dialetti in Sicilia

di Francesco Mulè


Volendo parlare della Sicilia, riteniamo giusto e doveroso cominciare ad affrontare per primo il problema della lingua e dei dialetti che sono stati alla fonte della storia e dell’antropologia degli abitanti dell’isola, tranquillamente e felicemente adagiata ai piedi dello stivale Italia. La lingua ufficiale, parlata in Sicilia, è l'italiano, anche se la maggior parte della popolazione locale parla anche il siciliano che, malgrado venga riconosciuto come lingua, da parte dell'UNESCO, dell'Unione europea e di altre organizzazioni internazionali, tuttavia non è stata mai tutelata né dalla Regione Sicilia né dallo Stato Italiano. Il siciliano è ritenuto lingua regionale dalla Carta europea che afferma che per "lingue regionali o minoritarie si intendono le lingue che non sono dialetti della lingua ufficiale dello stato".
La "Carta Europea delle Lingue Regionali o minoritarie", approvata il 25 giugno 1992, è entrata in vigore il 1° marzo 1998 e firmata dall’Italia, ma non ancora ratificata, il 27 giugno 2000. Nell’isola siciliana sono, tuttora, presenti alcune minoranze linguistiche e dialettali che, seppure poco numerose, vengono a rivelarsi molto importanti. Il dialetto gallo-italico di Sicilia è un dialetto altoitaliano che si diffuse nell’isola durante il periodo normanno. Quando dei rivoltosi misero a rischio il trono del re Guglielmo il Malo, questi reagì, sconfiggendo gli oppositori e, per mantenere il suo dispotico potere, ha fatto venire dal nord Italia molti uomini, detti "lombardi" a lui fedeli e li trapiantò in Sicilia.
Questa minoranza è composta da dialetti alloglotti con caratteristiche fonetiche decisamente settentrionali e appartenenti alle parlate dei galloitalici che parlano lingue celtiche che si sono diffuse in buona parte dell'Italia Settentrionale. I principali centri con la parlata galloitalica sono: Sperlinga, Nicosia, Aidone, Piazza Armerina e Valguarnera Caropepe in provincia di Enna; Novara di Sicilia, Acquedolci, San Fratello, San Piero Patti, Tripi, Fondachelli-Fantina e Montalbano Elicona in provincia di Messina.
Un'importante minoranza etnica e linguistica è quella storica albanese, chiamata arbëreshë (gli albanesi d'Italia). La lingua di questa comunità, che vive in provincia di Palermo, nei comuni di Piana degli Albanesi, Contessa Entellina e Santa Cristina Gela, è un'antica parlata strettamente imparentata all'albanese, in modo particolare alla lingua parlata nel sud dell'Albania. Il centro di questo territorio è costituito dalla cittadina di Piana degli Albanesi, in cui si sono mantenute nel tempo tutte le tradizioni albanesi. In oltre cinque secoli gli arbëreshë hanno raggiunto importanti traguardi culturali e letterari. A Piana degli Albanesi Lekë Matrënga, scrittore e sacerdote greco-ortodosso, scrisse nel 1592 l’opera E Mbësuame e Krështerë, la prima della storia letteraria albanese. Moltissimi altri intellettuali a Piana degli Albanesi si interessarono della storia, della lin­gua, delle tradizioni poetiche popolari. Un famoso scrittore, Zef Skirò, fu un grande rappresentante della tradizione culturale e letteraria albanese di Sicilia. Moltissimi poeti, saggisti, drammaturghi, linguisti e professori di lingua e letteratura albanese sono docenti presso la Facoltà di Lettere orientali dell’Università degli Studi di Palermo. La lingua albanese, ancora oggi, viene mantenuta viva da tutta la comunità e da istituzioni religiose e culturali che contribuiscono assolutamente alla salvaguardia e alla valorizzazione del prezioso patrimonio ereditato dagli antenati. Quest’anno, 2012, Messina è stato riconosciuto comune di minoranza linguistica greca. A presto risentirci col prossimo numero della rivista per l’altra “facciata” della Sicilia. Ad maiora!
Francesco Mulè

Addio a Neil Armstrong - F. Mulè


 Il mondo piange la scomparsa di Neil Armstrong
di Francesco Mulè

Neil Armstrong, l’astronauta americano, scompare all’età di 82 anni. È stato il primo uomo ad aver messo piede sulla Luna. È mancato sabato 25 agosto a Cincinnati, in Ohio. Anche nella vecchiaia ha mantenuto l’interesse per l’esplorazione spaziale, tenendo conferenze e dibattiti scientifici, partecipando ad eventi per bambini e studenti e parlando nelle università.
È stato membro dell’equipaggio in due missioni spaziali: la Gemini 8 nel 1966 e l’Apollo 11 nel 1969. Mercoledì 16 luglio 1969 avviene il lancio nello spazio del Saturno V da Cap Canaveral (Florida) con il comandante della missione Apollo 11, Neil Armstrong, il pilota del modulo di comando Michael Collins e il pilota del modulo lunare, Edwin Aldrin (Buzz). Armistrong e Aldrin erano stati destinati a camminare sulla Luna.
L’arrivo nell’orbita lunare sabato 19 luglio. Domenica 20, mentre Collins restava sul modulo di comando, chiamato Columbia, Armstrong e Aldrin entravano nel modulo lunare, chiamato Aquila. Alle 22,17 (ora italiana) Armstrong comunicò al Centro di controllo “Aquila è atterrata”. Poi, aperto il portello, scese dalla scaletta e, arrivato all’ultimo gradino, disse: “È un piccolo passo per un uomo, un balzo da gigante per l’umanità”.
Trascorsero due ore e mezza sulla Luna e raccolsero 22 kg di rocce lunari facendo piccoli passi, brevi corse, saltelli. Alzarono la bandiera americana, lasciarono sul suolo lunare la targa con le tre firme dell’equipaggio e quella dell’allora presidente degli U.S.A. Richard Nixon: “Qui nel luglio 1969 misero per la prima volta piede sulla Luna uomini venuti dal pianeta Terra, siamo venuti in pace per l’intera umanità”.
Neil Armstrong ha trascorso un totale di 8 giorni e 14 ore nello spazio.
Francesco Mulè

giovedì 5 gennaio 2012

In giro per l`Andalusia - fr

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aereo nel cielo

Art: Fra